L’ultima polemica a tenere banco a livello cittadino è quella relativa alle luminarie natalizie. Riassumendo brevemente: l’amministrazione ha deciso di rinnovare anche quest’anno le luminarie natalizie e lo spettacolo di luci e suoni proiettato sull’Arengario. Si parla di una spesa di 59mila euro, che naturalmente in tempi di pandemia fa molto discutere. Questi soldi non potevano essere impiegati per finalità meno frivole e assai più urgenti? È la domanda che si sono posti in molti, in primis diverse forze di opposizione in Consiglio Comunale.

Il quesito è assai ragionevole. Soldi pubblici, spesi per uno spettacolo di suoni e luci da proiettare sull’Arengario. Nel mezzo di una ondata pandemica che vede proprio Monza ricoprire il non invidiabile ruolo di capoluogo della provincia più gravemente colpita: la “nuova Codogno”, come è stata ribattezzata dai TG nazionali. Poco conta, in tutto ciò, che per una volta l’illuminazione dell’Arengario invece che le piuttosto orride animazioni degli anni passati prevedesse l’illustrazione di alcune storie di Gianni Rodari, per celebrare il centenario della sua nascita.

Da una veloce ricerca su Google, si scoprirà che il tema non tiene certo banco solo a Monza, ma in quasi tutti i Comuni italiani. Ovunque le amministrazioni si sono divise fra chi ha deciso di rinunciare alle luminarie per destinare i soldi in beneficienza e chi ha deciso di non rinunciarvi con un maggiore o minore dispendio pubblico. Una scelta che sembra non conoscere distinzioni di colore politico.

Senza nulla togliere alle giuste critiche mosse da molte forze di opposizione la questione centrale, in una città di oltre 120’000 abitanti e 140 milioni di bilancio annui, sembra un’altra. Le luminarie non sono nient’altro che una foglia di fico. Un abbaglio scintillante teso a nascondere la totale inazione dell’amministrazione Allevi in questi molti mesi di pandemia globale. Si parla di luminarie perché non c’è nient’altro di cui parlare, questa è la vera tragedia. Mentre intorno a noi altri Comuni più o meno grandi si sono attivati introducendo politiche, progettualità, indagini innovative e tempestive per far fronte ad una situazione ed un contesto completamente nuovo, l’amministrazione Allevi è rimasta a gestire a malapena l’ordinaria amministrazione.

Intendiamoci, non è per nulla semplice amministrare una città in tempi di pandemia Covid19. Ci si muove, appunto, in un territorio inesplorato dove ogni tentativo e sperimentazione sono per definizione un azzardo, un salto nel buio. A un’amministrazione comunale valida e all’altezza in questo contesto non si chiede di essere infallibile: si chiede di provarci. È questo ciò che invece l’amministrazione Allevi ha rinunciato a fare.

Questa completa inazione della giunta attuale purtroppo non impatta soltanto sulla gestione della città in questi mesi, ma anche sullo sviluppo della città negli anni futuri. Perché se la pandemia passerà (speriamo il più presto possibile), la vita delle nostre città non sarà più la stessa. La pandemia non lascerà soltanto pesantissime ripercussioni dal punto di vista economico e sociale, ponendo sfide radicalmente nuove nella gestione delle politiche sociali e per lo sviluppo economico. Cambierà anche le abitudini di vita, di lavoro e di svago dei cittadini, accelerando alcuni processi, rallentandone altri, introducendone di nuovi. Chi avrà studiato e sviluppato politiche innovative per tempo sarà pronto alla sfida. Chi avrà coperto il proprio spaesamento e la propria inadeguatezza dietro la foglia di fico delle luminarie ne pagherà le conseguenze.

Foto tratta da Monza Turismo