Lo Sport, uno strumento di inclusione contro l’emarginazione
La pratica sportiva e l’attività fisica fanno parte della vita quotidiana di migliaia di cittadini, in maniera trasversale alle fasce di età e al genere.
Lo sport assume nel contesto cittadino una funzione multidimensionale, che non si può ridurre al semplice svago o allo spettacolo: la pratica sportiva spinge l’individuo nei luoghi pubblici della città, o nei luoghi d’aggregazione, e gli permette di entrare in una comunità, creando reti e coltivando le proprie passioni.

Oltre ai ben noti effetti positivi sul singolo e sulla società dovuti alle migliori condizioni di salute, fi- sica e mentale, che una regolare attività motoria apporta, lo sport è un alleato insostituibile nella lotta contro l’emarginazione, l’esclusione, la discriminazione, la piccola criminalità e, tra i più giovani, il bullismo.
I valori veicolati dallo sport – forma parallela e complementare di educazione rispetto alla scuola – hanno il potenziale di sanare, o prevenire, situazioni di disagio psicofisico e sociale, spesso dettati dall’iniquità di una società che lascia indietro troppe persone, offrendo loro una possibilità d’inclusione, integrazione e realizzazione personale, nel rispetto del prossimo. Questo è tanto più vero in fasce d’età critiche quali l’infanzia, l’adolescenza e la terza età, per i cittadini diversamente abili, per tutti i soggetti che soffrono la segregazione per via della loro origine o condizione sociale.

Per tutte queste ragioni la spesa per lo sport, per quanto possa apparire accessoria, rappresenta in real- tà un investimento di lungo periodo. Per quanto spesso poco redditizio e difficilmente fonte di profitto, lo sport di base riveste in questo ragionamento un’importanza cruciale nella vita di una città, tanto per i volumi di utenza che attrae, quanto per la tipologia di utenza. Sono gli sport di base, infatti, ad attrarre più atleti e a risultare più inclusivi e trasversali.
L’accesso alle strutture e alle varie specialità dovrebbe pertanto essere garantito a tutte le fasce d’età e a tutti gli strati sociali. La diversificazione dell’offerta e i costi contenuti, nonché la diffusione di impianti e campi sul territorio cittadino, rispondono a tale esigenza. In particolare nelle periferie la struttura sportiva – al pari di altri luoghi di aggregazione quali i centri civici e le biblioteche – si configura come punto di riferimento per la comunità. A ciò si deve unire una politica che dia la priorità alla funzione sociale degli impianti piuttosto che alla capacità di generare utili, così da proporre prezzi che consentano a tutti di accedervi.

In sintesi, l’investimento in ambito sportivo, sebbene di rado fonte di tornaconto economico diretto, è vantaggioso in termini sociali per i motivi sopra descritti e la creazione di un’infrastruttura e di una rete sportiva capace di ampliare il suo bacino di utenza costituisce un beneficio per la città.
Proprio per la sua spesso scarsa capacità di produrre reddito, la gestione di strutture sportive dovrebbe essere mantenuta a livello della pubblica amministrazione, senza ricorrere sistematicamente all’appalto a terzi che adottino forme di management che privilegino la funzione economica a scapito di quella sociale.

Il Comune di Monza ha diviso gli impianti comunali in tre tipologie:
• a rilevanza economica (le tre piscine ed i centri Ambrosini e di via Ramazzotti);
• a bassa rilevanza economica;
• a nulla rilevanza economica (in quest’ultima categoria rientrano gli impianti di calcio c.d. di quartiere, tutti gli altri si collocano nella categoria di mezzo).
Gli impianti non sono affidati in appalto, ma in concessione (strumento che trasferisce il rischio gestionale in capo al gestore), mediante selezione pubblica (per gli impianti a rilevanza una vera e propria gara d’appalto, per gli altri una forma selettiva semplificata ma pur sempre pubblica, con richiamo agli stessi criteri della gara formale). La gara si basa su un quadro economico (nella gara a rilevanza economica un vero e proprio Piano Economico Finanziario) che consente di definire in modo oggettivo un giusto guadagno al gestore, ma anche vincoli sociali sostenibili a carico dello stesso (tariffe calmierate, spazi per anziani, disabili, scuole, per iniziative del Comune, ecc.).

Il mantenimento di tali capisaldi è da considerarsi di fondamentale importanza, ove non sia possibile attuare una gestione comunale degli impianti, al fine di permettere alle strutture sportive di svolgere la loro già menzionata funzione sociale.
Un ulteriore strumento che può prospettarsi come un’opportunità per permettere agli studenti di vivere la scuola come luogo di formazione in ambiti anche non strettamente didattici sono le palestre scolastiche che, in orario extracurricolare, vengono concesse dal Comune, mediante selezione pubblica, alle società di base con tariffe di utilizzo molto basse.