CASE E POLITICHE ABITATIVE

"È necessario recuperare le oltre 100 abitazioni Comunali vuote, e favorire il recupero delle migliaia di appartamenti privati sfitti nella città di Monza attraverso canone convenzionato Comunale indirizzato alle fasce più deboli ed alle fasce marginalizzate."

Nel 2021 in Italia ci sono ancora migliaia di famiglie senza casa e molte a rischio sfratto. Secondo i dati del dossier Caritas “Casa, bene comune“, oltre 1,8 milioni di famiglie sono in condizioni di povertà assoluta, più di 3 milioni sono, invece, nella fascia di povertà relativa; chi vive in affitto ha una situazione più critica: circa 850 mila famiglie povere in locazione (quasi la metà di tutte le famiglie povere), con condizioni più critiche nel Mezzogiorno.

L’edilizia pubblica (4% del patrimonio abitativo nazionale) risponde a una quota minima di popolazione: un quinto del mercato dell’affitto, una delle quote più basse d’Europa. La morosità è passata da percentuali modeste dei primi anni Ottanta all’attuale 90% del totale delle sentenze di sfratto emesse dai Tribunali. Negli ultimi 5 anni ci sono stati 320.000 provvedimenti esecutivi, dei quali circa 283.000 per morosità; oltre 166.000 le esecuzioni con la forza pubblica.

In questo contesto i Comuni sono le istituzioni per natura in prima fila, ma possiedono armi antiquate e spuntate. La realizzazione di nuova Edilizia Residenziale Pubblica è resa più difficile a causa dei fondi limitati: in questo ambito, le amministrazioni spesso considerano già abbastanza ambizioso l’obiettivo degli 0 alloggi ERP sfitti perché inagibili. Inoltre, quand’anche fosse attuabile come in passato, l’edilizia ERP propriamente detta appare oggi una componente ancora fondamentale per garantire il diritto all’abitare, ma non più sufficiente da sola ad affrontare un quadro socio-economico molto più frammentato e complesso che in passato. Difatti – come anche evidenziato in apertura – oggi dal diritto all’abitare sono escluse non solo le fasce della popolazione maggiormente in difficoltà economica, ma anche le crescenti fasce di popolazione (giovane e non giovane) intrappolate nella precarietà lavorativa ed esistenziale.

Queste categorie di cittadini non possono accedere ai bandi ERP perché “troppo benestanti” secondo i criteri di selezione, ma non sono comunque nelle condizioni di stipulare un mutuo o di poter pagare continuativamente un affitto a causa del proprio reddito intermittente e irregolare, necessitando di politiche specifiche.

Una politica per il diritto all’abitare adeguata alle sfide contemporanee dovrebbe dunque muoversi lungo tre assi d’intervento fondamentali:

il mantenimento e il miglioramento del patrimonio ERP esistente e delle condizioni di vita dei loro inquilini;

realizzazione di nuova ERP e altre politiche dedicate alle fasce in maggiore difficoltà economica, da attuare in aree dismesse in un’ottica sostenibile;

– politiche innovative dedicate alle fasce di popolazione in condizione di precarietà economica.

Rispetto all’ultimo punto, Monza ha già prodotto alcune innovazioni importanti. È necessario proseguire attuando una rosa ampia e coordinata di politiche, che includano la promozione dell’ERP e dell’edilizia convenzionata, la creazione di agenzie di intermediazione per l’affitto, di fondi di garanzia per i contraenti di mutui e di sostegno per l’affitto e le morosità incolpevoli, la realizzazione di forme residenziali di natura temporanea, la sperimentazione dell’autorecupero e di forme di gestione comunitaria dell’edilizia pubblica. In relazione alle premesse fatte, è necessario recuperare le oltre 100 abitazioni Comunali vuote, e favorire il recupero delle migliaia di appartamenti privati sfitti nella città di Monza attraverso canone convenzionato Comunale indirizzato alle fasce più deboli ed alle fasce marginalizzate.