Obiettivo generale

Le politiche sociali sono l’ambito di azione attraverso il quale abbattere ogni forma di discriminazione, esclusione, barriera sociale. Includiamo le politiche giovanili in quest’ambito, perché dalla gioventù e con la gioventù si agisce sul presente mettendo le basi per il futuro.

Inquadramento legislativo

Il recente modello del welfare comunitario ha preso piede in Italia grazie alla cosiddetta “Primavera delle politiche sociali” (a cavallo tra metà degli anni Novanta e l’inizio del nuovo millennio), approdata nel 2000 alla “Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali” e nota familiarmente come “la 328”. Una rivoluzione nei servizi alla persona, che ha introdotto nelle politiche sociali, al posto del tipico assistenzialismo (rispondere a un bisogno specifico con interventi solo riparativi del disagio di cui esso è espressione), un approccio integrato alla persona, alla situazione, al contesto, orientata al benessere e all’inserimento sociale.
Purtroppo, negli ultimi anni questa legge è stata messa da parte, e l’approvazione dei decreti attuativi è molto rallentata.

Cosa fare a Monza

Riteniamo che la città di Monza possa e debba essere protagonista nel rilancio delle idee che hanno animato quella “Primavera”. Attuare un’assistenza solidale attiva che guardi alle fragilità della persona come specchio delle fragilità della comunità, e viceversa. Che metta al centro i bisogni essenziali delle persone, entro i quali comprende anche i loro progetti di vita. Che sostenga la persona nella sua piena espressione e autodeterminazione, garantendo pari opportunità, al netto delle differenze intese come risorse e non impedimento. In questo l’ente locale, il comune ha un ruolo essenziale, grazie anche al trasferimento di competenze e di risorse che la 328 sancisce.

Connessione, condivisione, partecipazione, benessere
Forte delle parole chiave universalità, equità, giustizia sociale, il Comune deve connettere al meglio i servizi sul territorio, generando una rete che comprenda anche il livello provinciale, e tutta la vasta e vitale area del terzo settore, particolarmente forte, strutturata e appassionata nel monzese. Lavorare attraverso una programmazione condivisa e partecipata. Una programmazione condivisa, all’interno dei piani di zona, intesi come luoghi di confronto, scambio e costruzione collettiva di politiche per le persone, e che possano disporre di fondi/risorse da gestire. In raccordo anche con il sistema ospedaliero di Monza. Una programmazione partecipata, che preveda il coinvolgimento di cittadine e cittadini, consentendo di arrivare al cuore del disagio mantenendo uno sguardo d’insieme sulla vivibilità della città, e sulla complessità dei servizi territoriali per l’aggregazione, le relazioni, la cura, la solidarietà, la formazione. Questo approccio genera e alimenta il senso di comunità, rafforza le reti sociali, il senso di sicurezza e contribuisce alla salute, intesa come benessere psicofisico e sociale della persona.

Welfare comunitario e sviluppo locale
Il welfare comunitario pesa anche sullo sviluppo socio-economico del territorio. Un territorio coeso, sen- sibile, orientato al benessere della persona genera le fondamenta per un sistema economico florido, è attrattivo verso l’esterno, è capace di generale ricchezza per la comunità. Questo avviene soprattutto se si ha cura per la qualità dell’intervento di comunità, ove le professioni sociali hanno il giusto valore e riconoscimento, ove si generano servizi per consentire alle persone l’accesso ai beni essenziali: un esem- pio è redistribuire il lavoro di cura sulla comunità (attraverso l’implementazione dei servizi – asili nido, centri aggregativi per giovani e anziani) in modo da liberare il tempo delle persone che in famiglia se ne fanno carico (generalmente le donne), per garantirne l’accesso o la permanenza nel mondo del lavoro.